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martedì 2 giugno 2020

La causalità in Shopenhauer STEP #18

Arthur Schopenhauer
Arthur Schopenhauer nacque nel 1788 a Danzica; il suo pensiero fu principalmente influenzato da quello Kant.
Le sue opere non ebbero successo subito, ma solo verso la metà del 1800, periodo in cui l'Europa fu invasa da un'ondata di pessimismo; morì nel 1860 a Francoforte.
Schopenhauer pensa che la mente umana abbia una serie di forme a priori, concepite da Kant nel numero di dodici. Egli però introduce solo tre forme a priori: spazio, tempo e causalità. La causalità è l'unica categoria poichè tutte le altre si rifanno ad essa e poichè la realtà dell'oggetto si identifica nella sua azione causale su altri oggetti.
La causalità per Schopenhauer si manifesta in modo diverso in base al campo in cui opera mostrandosi come: 
  • principio del divenire, cioè come necessità fisica che ordina le relazioni tra gli oggetti naturali;
  • principio del conoscere, cioè come necessità logica che ordina le relazioni tra premesse e conseguenze;
  • principio dell'essere, cioè come necessità matematica che ordina le relazioni spazio-temporali e aritmetico-geometriche;
  • principio dell'agire, cioè come necessità morale che ordina le relazioni tra motivazioni e azioni.
Per Schopenhauer "materia" significa "azione causale", infatti la parola tedesca Wirklichkeit che vuol dire "realtà" deriva dal verbo wirken che vuol dire "agire".

Fonte: Libro di filosofia: "L'ideale e il reale 3" - Nicola Abbagnano e Giovanni Fornero - Paravia Pearson

giovedì 30 aprile 2020

Spinoza e l'illusione della libertà STEP #12

Baruch Spinoza
Baruch Spinoza nacque ad Amsterdam nel 1632. La sua opera principale fu "Ethica ordine geometrico demonstrata" (etica dimostrata secondo l'ordine geometrico). L'opera venne terminata nel 1674, ma Spinoza rimandò la sua pubblicazione per evitare che venisse condannata dalla Chiesa. Venne pubblicata nel 1677 dopo che egli morì nello stesso anno, a soli 44 anni, in un volume di opere postume.

Ethica
Secondo Spinoza nella natura tutto ha una causa: ogni avvenimento, psichico o fisico, è determinato da una circostanza antecedente. Per il filosofo, sia mente che corpo sottostanno alla necessità, rispondendo

"a un solo e medesimo ordine, a una sola e medesima connessione di cause"
(B. Spinoza, Etica, II, prop. 7, scolio)

In questa visione la libertà, intesa come volontà libera, è inverosimile: sarebbe una causalità dal nulla, determinerebbe cioè una concatenazione di avvenimenti, ma non sarebbe essa stessa determinata da un fatto antecedente:

"La volontà non può essere chiamata causa libera, ma soltanto necessaria. [...] Ciascuna volizione non può esistere, nè essere determinata ad agire, se non sia determinata da un'altra causa e questa a sua volta da un'altra, e così di nuovo all'infinito; e perciò [la volontà] non si può dire causa libera, ma soltanto necessaria, o coatta."
(B. Spinoza, Etica, I, prop. 32)

L'illusione di libertà, per Spinoza, è dovuta al fatto che non si conoscono le cause che determinano una scelta, quindi appare libero un fatto le cui cause siano ignorate. Per quanto riguarda il funzionamento del corpo, secondo Spinoza, attraverso la conoscenza dei meccanismi naturali, è possibile scoprire in anticipo ciò che all'apparenza sembra una scelta libera:

"Nessuno, [...] fino adesso, ha conosciuto la struttura del Corpo tanto accuratamente da poter spiegare tutte le sue funzioni, per non dire che [...] i sonnambuli durante il sonno fanno moltissime cose che non oserebbero fare da svegli; il che mostra a sufficienza che lo stesso Corpo, in base alle sole leggi della natura, è capace di molte cose di cui la sua stessa Mente si stupisce [...]. Donde segue che gli uomini, quando dicono che questa o quella azione del Corpo trae origine dalla Mente che esercita il proprio dominio sul Corpo, non sanno quel che dicono e non fanno altro che confessare con parole speciose di ignorare, senza meravigliarsene, la vera causa di quell'azione. [...] Tanto la decisione della Mente quanto l'appetito e la determinazione del Corpo sono contemporanei per natura, o piuttosto sono una sola e stessa cosa, che chiamiamo decisione [libera] quando è considerata sotto l'attributo del Pensiero e si esplica per mezzo di esso, e chiamiamo determinazione [necessitata] quando si considera sotto l'attributo dell'Estensione e si deduce dalle leggi del movimento e della quiete."
(B. Spinoza, Etica, III, prop. 2, scolio)

Dunque le scelte della mente sono dovute a una necessità naturale che però non può essere compresa:

Sigillo che Spinoza apponeva in calce alle sue lettere
"Il bambino crede di desiderare liberamente i latte, il fanciullo rissoso la vendetta, e il timido la fuga. L'ubriaco crede di dire di sua libera spontaneità quelle cose che poi da sobrio preferirebbe aver taciuto. Così il delirante, il chiacchierone e molti altri di simil risma credono di agire di libera iniziativa, anzichè di essere trasportati da un impulso. E poichè questo pregiudizio è innato in ogni uomo è difficile liberarsene."
(B. Spinoza, Epistolario, LVIII)

L'argomento della libertà individuale illustrato da Spinoza è in qualche modo collegato agli avanzamenti delle neuroscienze, che sembrano sostenere che il comportamento umano non sia del tutto libero. Infatti il neurofisiologo statunitense Benjamin Libet nel 1979 ha messo in evidenza per primo che la corteccia cerebrale si attiva per determinare un'azione volontaria otto decimi di secondo prima che l'individuo ne sia conscio. Ciò dimostra che non sarebbe la persona a prendere la decisione, ma un meccanismo nel suo tessuto cerebrale che anticipa la scelta stessa: questo è in accordo con ciò che afferma Spinoza, cioè che poter decidere liberamente è un'illusione.

"Sebbene le cose stiano in modo da non lasciare alcun motivo di dubbio, credo tuttavia che a stento gli uomini possano essere indotti a considerarle con equità [...] tanto fermamente sono persuasi che al solo cenno della Mente il Corpo ora si muove ora sta fermo e che fa moltissime cose che dipendono dalla sola volontà della Mente."
(B.Spinoza, Etica, III, prop. 2, scolio)

Considerando poi la molteplicità di scelte possibili, determinate da altrettanti contatti "cerebrali", determinati da altrettante cause, il tutto diventa un complesso insieme di eventi concatenati: troppi per giungere a definire il motivo di una scelta. 
Si tratta di una concatenazione praticamente impossibile da ricostruire: dire di avere preso una decisione casualmente è perciò dovuto al fatto che le relative cause restano sconosciute, rimandando così al pensiero di Spinoza, ponendo l'accento sull'illusorietà della libertà e sul fatto che essa, sempre secondo il pensiero del filosofo, possa essere identificata con l'ignoranza scientifica.

Fonte:
Libro di filosofia: "L'ideale e il reale 2" - Nicola Abbagnano e Giovanni Fornero - Paravia Pearson

domenica 19 aprile 2020

Il rapporto causa-effetto nel Timeo di Platone STEP #08

File:Plato Silanion Musei Capitolini MC1377.jpg
Platone
La concezione di causa-effetto, può essere trovata nei Dialoghi di Platone, nel Timeo, scritto intorno al 360 a.C.:

"Tutto ciò che è generato si genera necessariamente per una causa: infatti per ogni cosa è impossibile generarsi senza una causa".
(Timeo, 28 a)


Questa frase esprime il concetto secondo il quale: "Ciò da cui e per cui una cosa è". (Treccani)
Quindi questa espressione presente nel Timeo si collega al determinismo perchè tratta della causalità dovuta al rapporto causa-effetto che si riferisce a tutta la realtà, nella quale un avvenimento ha la facoltà di generarne un altro.

Testo completo del Timeo:


domenica 5 aprile 2020

Il mito di Er STEP #04

Il mito di Er è stato scritto dal filosofo greco Platone e fa parte della sua opera "La Repubblica".

RIASSUNTO DEL MITO

Repubblica (ii, iii, iv). traduzione e commento di giuseppe ...
Platone - La Repubblica
Il mito racconta di Er il quale, quando stava per venire bruciato sulla pira funebre dopo essere caduto in battaglia, si risvegliò e descrisse quanto aveva visto nell'aldilà.
Si era ritrovato dove i giudici delle anime le analizzavano per decidere se fossero destinate al cielo o sotterra e per infliggere loro castighi o per premiarle, ed essi gli intimarono di osservare tutto ciò per poterlo riferire in seguito.
Le anime dopo alcuni giorni arrivavano nel luogo dove si trovava la dea Ananke, madre delle tre Moire: Cloto, Lachesi e Atropo che erano accanto a lei.
Le anime si presentavano a Lachesi una alla volta e questa tra numerosi destini ne sorteggiava alcuni tra i quali le anime dovevano scegliere il futuro tipo di vita mortale. 
In seguito Lachesi attribuiva a ciascuna anima il daimon per far sì che si realizzasse l'esistenza decisa; poi Cloto ne consolidava la sorte e Atropo faceva sì che divenisse immodificabile.
Giunte infine al fiume Lete tutte le anime, tranne Er, dovettero berne l'acqua che da l'oblio.
Durante la notte attraverso un terremoto le anime si ritrovarono catapultate nella nuova esistenza, mentre Er si destò sul rogo funebre e potè spiegare come sia possibile vivere in modo giusto e saggio sia nella vita terrena che nell'aldilà grazie ai ricordi dell'esistenza passata.


COLLEGAMENTO CON IL DETERMINISMO
Platone in questo mito esprime il concetto di una scelta che avviene in misura determinata e con possibilità determinate: tale scelta è pertanto limitata e condizionata. Infatti questo mito racconta come le anime debbano scegliere il tipo di vita al quale sarà legata la loro esistenza futura dopo l'incarnazione.
File:Bernardo Strozzi Le tre Parche.jpg - Wikipedia
Le tre Parche - Bernardo Strozzi
Le tre Moire Cloto, Lachesi e Atropo sono così raffigurate nell'arte: Cloto con un fuso, Lachesi con una sfera che determina il destino e Atropo con una bilancia e delle forbici per recidere la vita. E' appunto attraverso un filo che esse determinano per i mortali il destino e, dalla nascita alla morte, la durata della loro esistenza, la prima filando la tela della vita (presente), la seconda avvolgendo il filo al fuso (passato) e la terza tagliandolo (futuro).
E' la Moira Lachesi ad esprimere il concetto secondo il quale ognuno effettua la sua scelta di cui la divinità non è responsabile: 


"La virtù è libera a tutti; ognuno ne parteciperà più o meno a seconda che la stima o la spregia. Ognuno è responsabile del proprio destino, la divinità non ne è responsabile".
(Repubblica, X)

Si tratta però di una scelta con delle limitazioni, perchè si basa sia su quelle che sono le tipologie di vita oggettivamente a disposizione, che sul motivo della scelta stessa, in quanto come sostiene Platone: "La maggior parte delle anime sceglie secondo la consuetudine della vita precedente".
In questo mito viene quindi descritta una scelta condizionata da opportunità e ragioni determinate. Infatti le opportunità di scelta sono quantitativamente limitate e le ragioni che portano alla scelta stessa, tra cui il peso della vita passata, le limitano ulteriormente. Ciò da origine a una concezione di determinismo nella quale la determinazione dei mortali è influenzata da circostanze e situazioni che poi si riflettono sulle loro azioni.

Fonti: 
Grande dizionario enciclopedico - UTET

domenica 29 marzo 2020

Origini del termine: tra fisica e filosofia STEP #02

La prima concezione del termine si può far risalire al pensiero del filosofo greco Democrito (460 a.C. - 370 a.C.), del filosofo greco Epicuro (341 a.C. - 270 a.C.) e del poeta latino Lucrezio (98 a.C. - 55 a.C.).

Ritratto di Democrito
Antoine Coypel
1692
Fondamentali in Democrito sono il materialismo e il meccanicismo, infatti secondo il suo pensiero la sostanza materiale complessiva dell'universo è eterna come anche il movimento, non può nè aumentare nè diminuire, perchè ciò comporterebbe una creazione dal nulla o una dissoluzione nel nulla che andrebbero contro il concetto secondo cui "nulla viene dal nulla e nulla torna al nulla" ovvero "nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma". 
A seguito di queste teorie, l'atomismo è una delle prime forme di materialismo dell'antichità, una concezione per la quale la materia (che gli atomisti per primi intuirono fosse composta da atomi considerati indivisibili), con il vuoto, forma l'unica sostanza e l'unica causa delle cose. Parte integrante ne è il meccanicismo, dove il metodo meccanicistico o naturalistico definisce le cose in relazione alle cause che le producono. 
Il meccanicismo atomistico è anche un modello di causalismo o determinismo, cioè una teoria secondo la quale un insieme ben determinato di cause genera tutto ciò che accade nell'universo.

Epicuro
Secondo Epicuro la fisica deve essere materialistica, ciò significa eliminare l'esistenza di anime o fondamenti spirituali, e meccanicistica, cioè servirsi nell'illustrazione delle teorie solamente del moto dei corpi. Epicuro colloca le fisica di Democrito, che fa uso di queste due teorie, come base del proprio modello di illustrazione della realtà, con alcune variazioni.
Per Epicuro, come anche per Democrito, nulla viene dal nulla e vi sono corpuscoli indivisibili (atomi) di cui ogni corpo è formato che si muovono del vuoto, ma concepisce in più il concetto del clinàmen (deviazione).
Il clinàmen, che nell'atomismo consiste nello spostamento libero degli atomi rispetto al loro percorso, da cui deriva il principio di casualità, realizza l'unico fatto naturale non soggetto a necessità e "spezza le leggi del fato" come espresso da Lucrezio.
La teoria del clinàmen è concepita tra l'altro per motivi etici, poichè il presupposto della casualità crea una componente di indeterminazione in accordo con l'umana libertà di agire, quando invece la fisica atomistica, in contraddizione a ciò, porta al determinismo. 


Lucrezio
Lucrezio, nel suo trattato "De rerum natura", espone la filosofia epicurea, che nella metà del primo secolo a.C. era molto diffusa nella civiltà romana. E' intenzione di Lucrezio diffonderla maggiormente, nella certezza che solo tale filosofia sia in grado di garantire all'umanità la risoluzione dei suoi problemi esistenziali.
Epicuro costituisce la fonte principale di Lucrezio, infatti nel proemio del "De rerum natura", dopo l'inno a Venere, si ha il famoso passo dedicato all'elogio dello stesso Epicuro.
Questo trattato in prosa è composto da sei libri di cui il primo contiene la teoria degli atomi, mentre il secondo spiega come avvengano il movimento e le combinazioni degli atomi, rese possibili dal clinàmen.

Fonti:
Libro di filosofia: "L'ideale e il reale 1" - Nicola Abbagnano e Giovanni Fornero - Paravia Pearson
Libro di latino: "Latina 1" - Giovanna Garbarino e Lorenza Pasquariello - Paravia Pearson

Sintesi finale STEP #24

Creare questo blog è stato un po' come fare un viaggio attraverso il tempo, la cultura e anche la fantasia.  Per prima cosa sono state...